Mar 17

In scena bisogna creare verità, creare l‘ “Io sono” e le rievocazioni saranno autentiche e non teatrali: per il sentimento questo è il richiamo più forte.

personaggio

In scena bisogna creare verità, creare l‘ “Io sono” e le rievocazioni saranno autentiche e non teatrali: per il sentimento questo è il richiamo più forte.

Uno dei principi fondamentali è usare il subcosciente attraverso il cosciente.

L’ispirazione che all’attore arriva dal subcosciente è senza dubbio la più affascinante, il tipo di creazione ideale, ma non sempre questo si verifica. Allora bisogna ricorrere a ricordi coscienti in quanto attraverso questi si arriva all’ispirazione.

E‘ risaputo che l’attore non sceglie ricordi a caso o i primi che gli capitano ma i più belli, i più cari ed appassionanti; ricordi di sensazioni vissute.
Accade spesso che la vita immaginaria di ognuno di noi è più bella di quella reale; e allora perché non portarla in palcoscenico visto che è quanto di meglio abbiamo?

Non c’è miglior terreno per l’ispirazione.
Potranno essere diversi l’ambiente, la forma della commedia, la vicenda ma le sensazioni dell’attore devono essere sempre quelle che prova come uomo.

Qualcuno potrebbe obiettare che non è possibile portare in scena sempre i propri sentimenti qualunque sia il ruolo da interpretare ma il non farlo sarebbe impossibile: l’attore ha una sola anima e non può prenderne in prestito una per ogni personaggio, non saprebbe dove trovarla visto che è il personaggio stesso creato dall’autore che aspetta che gli si dia un’anima.

Non è possibile prendere in prestito sentimenti da un altro uomo; i nostri sentimenti appartengono solo a noi stessi.
Si può intuire una parte, capire un’azione, agire come il personaggio; questo consentirà all’attore di rievocare esperienze analoghe a quelle del personaggio stesso ma saranno comunque sentimenti suoi e non quelli del personaggio creato dall’autore.

Bisogna agire sempre con la doppia personalità di uomo-attore e non rinunciare mai al proprio “io”.
Se questo accadesse l’attore si perderebbe e, di conseguenza, smetterebbe di rivivere la parte e comincerebbe a recitare in maniera enfatica.

Così facendo si uccide il personaggio e lo si priva dello spirito umano che è il solo che da vita ad una parte inerte.

Luca Armato->
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Mar 09

Si ha la necessità di mettere in moto l’immaginazione anche quando sembra addormentata…


Si ha la necessità di mettere in moto l’immaginazione anche quando sembra addormentata.
immaginazione
Una volta risvegliata non si farà più fatica né ad inventare le finzioni né a riviverle e crederle vere, e si crederà non solo con l’intelligenza ma anche con le sensazioni della natura fisica.
Le fantasie avranno un senso concreto e non astratto.

Il fatto fondamentale in tutto ciò, è che nei momenti in cui si vive il vero non siamo più sul palcoscenico ma nei luoghi in cui si svolge la vicenda, non si recita ma si vive: questo stato di grazia Stanislavskij lo chiamava l’ ”Io sono”.

La logica e la coerenza delle azioni fisiche producono il vero, il vero origina la convinzione ed entrambe creano l‘ “Io sono” che vuol dire io esisto, vivo, sento e penso esattamente come il personaggio.
L‘ “Io sono” è la verità scenica assoluta.

Ma c’è un altro aspetto da mettere in luce: ogni piccola verità ne provoca una maggiore, questa una più grande e così via.
L’importante è instradarsi in piccole azioni fisiche e sentirle vere, questo farà sì che non ci si accontenterà della singola azione ma si andrà a ricercare il particolare, il dettaglio che renderà la recitazione sempre più naturale e più vera penetrando in tal modo nella psicologia del personaggio dandogli così vera vita e vera anima.

Luca Armato->

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Mar 07

Il personaggio deve essere dotato di una vita interna, di un bagaglio di sensazioni, pensieri e idee..

Realtà a teatro
immaginazione


Il personaggio deve essere dotato di una vita interna, di un bagaglio di sensazioni, pensieri e idee, in altre parole si deve riempire il vuoto lasciato nel testo dall’autore tanto da avere una linea d’azione continua e coerente nella vita del personaggio stesso.
Bisogna ricostruire il suo passato e, di pari passo, creargli un futuro per arrivare a reazioni emotive logiche nel rappresentare la sua vicenda sul palcoscenico ed in questo, bisogna aiutarsi con la fantasia.

Ricercare le cause che provocano questa o quella reazione darà lo spunto all’attore per dare vera vita al personaggio arricchendone la vita interiore, si tratta in pratica, di creare quella parte del sottotesto che deriva dalla sua psicologia.

Tutto quello che inventa l’immaginazione deve essere giustificato e fissato punto per punto, le domande che ci rivolgiamo “chi, quando, dove, perché” ci devono aiutare a fissare un quadro preciso della vita immaginaria che stiamo costruendo.
Fantasticare genericamente senza un tema preciso è inconcludente.

Per attuare tutto questo si deve ricorrere alla domanda: “Che cosa farei se la mia invenzione diventasse realtà?

Molte volte si cade nell’errore di svolgere dei compiti teatrali che nulla hanno a che vedere con l’arte ma sono dettati solo dal “mestiere”: questi sono sempre da evitare in quanto sono meccanici e fini a se stessi, e nulla aggiungono alla qualità della recitazione, anzi il più delle volte, risultano addirittura dannosi.

Nella vita reale, sentire e credere il vero, vengono spontanei: ogni nostra azione è giustificata automaticamente dai sentimenti e, quindi, non abbiamo bisogno di provocarla artificialmente.
Il vero è dentro di noi e ci crediamo.

Per risvegliare in se stessi la verità e trasportarla in scena occorre “trasferirsi” in una vita immaginaria: nella vita normale è vero ciò che esiste e che l’uomo sa con certezza, in scena è vero ciò che non esiste realmente ma che può succedere.

Se ci si incammina su un percorso di verità scenica e si sente il vero non ci si può discostare da questa via, si creeranno delle verità una dietro l’altra fino a suscitare il desiderio di non accontentarsi più di recitare solo per il gusto di farlo ma si cercherà sempre l’autenticità dei sentimenti.


Luca Armato->

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Mar 06

Drammatica o non drammatica azione in un «momento di immobilità»? E se si, in che cosa consiste?

Drammatica


Drammatica o non drammatica azione in un «momento di immobilità»? E se si, in che cosa consiste?
Non sarà azione fisica, sarà azione d’altro genere.
In ogni azione fisica c’è qualche cosa di psicologico e in ogni azione psicologica c’è qualche cosa di fisico.

Un noto studioso dice che se uno si sforza di descrivere il proprio sentimento, non farà che raccontare una azione fisica.
Vi dirò che più un’azione è fisica, meno rischieremo di forzare il sentimento.

Tratteremo l’azione interiore invece che quella esteriore, la logica e la coerenza delle sensazioni invece che dei gesti.
Se si rappresenta qualcosa che non si è capito, si corre il rischio di cadere in una recitazione generica.

Ci vogliono un piano preciso una netta linea d’azione interiore.
Per crearli è indispensabile conoscere la natura, la logica, e la coerenza delle sensazioni.

Finora abbiamo parlato di natura, logica e coerenza delle azioni fisiche, che sono sensibili, visibili e tangibili, ora, dobbiamo affrontare le sensazioni interiori che sono impercettibili, invisibili, inaccessibili e instabili.
Abbiamo davanti un campo e dei problemi molto più complessi.

Luca Armato->

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Mar 05

È faticoso raggiungere il massimo della tensione creativa quando la nostra volontà non reagisce spontaneamente.

oratoria


…chi vorrebbe caricarsi di grossi fardelli imprecando e sudando sotto il peso di tutta una vita stracca…

È faticoso raggiungere il massimo della tensione creativa quando la nostra volontà non reagisce spontaneamente.

In questo stato innaturale è facile deviare dai sentimenti autentici e invece di rievocarli, cadere nel puro mestiere, nella recitazione enfatica, nell’eccessiva tensione muscolare.

Recitare enfaticamente è facile, ovvio, viene quasi per abitudine meccanica.
E la strada che offre minor resistenza. Per evitarlo, bisogna attaccarsi a qualche cosa di reale, stabile, tangibile.

E tutto deve essere chiaro, eccitante e facilmente traducibile nell’azione fisica corrispondente alla situazione, ciò spingerà automaticamente sulla strada giusta e nei momenti difficili ci impedirà di deviare.

Le azioni fisiche più semplici, alle quali ci si può facilmente attaccare, sono utilissime a questo scopo.

Più semplici, accessibili e realizzabili sono, più facile è attaccarsi ad esse nei momenti difficili.

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Feb 27

I sentimenti e le esperienze interiori, sono inafferrabili, capricciose, mutevoli e non si possono “fissare”.

IMMAGINI NELLA MENTE

I sentimenti e le esperienze interiori, sono inafferrabili, capricciose, mutevoli e non si possono “fissare”.
La vista è più compiacente.

Le immagini si imprimono più libere e più robuste nella memoria visiva, per riapparire poi di nuovo nelle nostre rappresentazioni.
Aiutatevi dunque, con le immagini visive, meglio accessibili e più compiacenti, a resuscitare e consolidare le sensazioni spirituali meno accessibili e meno stabili.

Ecco perché è indispensabile poter disporre in ogni parte, di circostanze “visualizzate”.

Conta rendersi conto che ogni fantasia, la più incorporea, immateriale, ha la facoltà di provocare un’azione reale della nostra carne e della nostra materia, cioè il corpo.

Ogni nostro movimento, ogni parola in scena, deve essere il risultato della vita verosimile dell’immaginazione.

Se direte una parola o farete qualche cosa in scena meccanicamente, senza capire chi siete e da dove venite, perché lo fate, di che cosa avete bisogno, dove andrete fuori di qua e che cosa farete, la vostra azione sarà priva di immaginazione e la vostra apparizione in scena, breve o lunga che sia, non sarà per voi; perché avrete agito come un meccanismo a carica, come un automa.

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Feb 24

Date alla vostra recitazione uno scopo…

Il «generico» è caotico e insensato. Date alla vostra parte un filo logico e conseguente.
Il «generico» comincia tutto e non finisce niente.
Date alla vostra recitazione uno scopo.

Per vincere tutte le difficoltà che ci aspettano, bisogna prima di tutto avere il coraggio di capire che, quando entriamo in scena davanti alla folla degli spettatori, e appunto perché creiamo in pubblico, noi dobbiamo perdere qualsiasi sensazione della vita reale.

Dimenticare tutto: come camminiamo normalmente, come sediamo, mangiamo, beviamo, come dormiamo, chiacchieriamo, guardiamo.

In una parola come agiamo nella vita sia interiormente che esteriormente.
Dobbiamo imparare tutto daccapo, proprio come impara a camminare, parlare, guardare, ascoltare, un bambino.

bambino

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Feb 23

Attraverso i gesti e l’azione noi possiamo…


Attraverso i gesti e l’azione noi possiamo giudicare i personaggi rappresentati sulla scena e capire chi essi siano.
Ecco che cosa ci dà l’azione ed ecco che cosa si aspetta lo spettatore. E che cosa si ottiene invece nella maggioranza dei casi? Un’eccessiva, inutile abbondanza di gesti non controllati, di movimenti nervosi e meccanici.

Normalmente, quando un uomo vuol rendersi conto dei suo pensieri più gravi, intimi, nascosti (vedi “essere o non essere” di Amleto), si isola, s’immerge in se stesso e si sforza mentalmente di tradurre in parole ciò che pensa e sente.
teschio
Sulla scena l’attore meccanico agisce diversamente. Nei momenti più intimi si rivolge agli spettatori e, ad alta voce, declama pieno di pathos il suo inesistente travaglio.
Certo, se non si sente una parte è molto più comodo guadagnarsi un applauso esibendosi esteriormente.

Ma quale attore vorrà abbassarsi a questi atteggiamenti plateali, nel momento in cui deve confidare i suoi pensieri più cari, i sentimenti segreti dell’anima?
Nascosti dentro di noi ci sono sempre i sentimenti propri di una persona, analoghi a quelli della parte, che non possono essere confidati tra lo scroscio banale degli applausi. Se l’attore se ne infischia, se non teme di sciupare un momento solenne, vuol dire che le parole che pronuncia sono vuote, perché lui non vi ha messo nulla di prezioso e segreto.

Parole vuote non possono essere prese in considerazione.

Esse valgono come suoni, mezzi per esibire la voce, la dizione, la tecnica del parlare, il vivo temperamento teatrale, ma, per quanto riguarda il pensiero, i sentimenti in funzione dei quali è stata scritta l’opera, recitati così non possono essere espressi che in modo «genericamente triste», «genericamente allegro», «genericamente disperato» ecc..

È un modo di comunicare inerte, formale, professionale. Anche nell’azione esterna si attivano le stesse dinamiche dell’azione interna. Quando l’attore non sente, come uomo, la necessità di quello che fa, quando la parte e l’arte non sono in funzione di ciò cui devono servire, l’azione è vuota, non vissuta e, in sostanza, non esprime nulla.

Allora non resta che  «agire genericamente».
Quando l’attore soffre per soffrire, ama per amare, è geloso o chiede perdono tanto per farlo: quando si recita perché così è scritto nella commedia e non perché si rivive sulla scena la vita di un personaggio, allora all’attore non resta che una via d’uscita, «recitare genericamente».

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Feb 22

Il teatro unisce immagine e realtà in un legame perfetto…

Il teatro unisce immagine e realtà in un legame perfetto: sintesi che dà vita a un’azione fatta di sensazioni e corpo.
Il teatro non è la semplice finzione che tutti si figurano. Nella recitazione la mente deve essere sempre attiva e recettiva: stimoli provenienti dall’esterno devono accompagnarsi alla capacità di produrre immagini, in modo da creare le condizioni necessarie per un’azione drammatica dotata di senso, motivazione e scopo.
L’attore dovrà focalizzare la propria attenzione sul contesto in cui si sta calando per vivere all’interno della situazione in tempo reale.

Prove Teatro del Solitario

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Feb 21

L’attore, qualsiasi sia il punto di partenza, deve essere in grado di delucidare quale sia l’azione che lo muove…

L’attore, qualsiasi sia il punto di partenza, un testo, un’improvvisazione, un tema da indagare, deve essere in grado di delucidare quale sia l’azione che lo muove, che lo fa agire in scena e perché.
Tramite la scomposizione di scene testuali, l’attore si troverà a cimentarsi con materiali differenti per trovare e sviluppare la propria personale attitudine all’agire attorale.
Invece che imitare cosa suggerisce il testo, l’attore deve imparare a trovarne le cause per smontare la partitura verbale del copione, per poter riscoprire in ogni istante la vita nascosta tra le pagine scritte dall’autore.

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